RACCONTI di terre e di genti lucane

Sottotitolo: La Lucania di mezzo

 

Per secoli, per millenni l’uomo si è tramandato da padre in figlio, da una generazione all’altra e per migliaia di generazioni, le proprie esperienze, le proprie convinzioni, le proprie speranze: in una parola, la propria CULTURA.

La sera si sedevano tutti attorno al fuoco ed i vecchi iniziavano il travaso di ciò che avevano appreso dai loro avi quando anch’essi erano giovani, di quel tanto che avevano aggiunto grazie alla esperienza di una vita, e di quel poco che avevano dimenticato strada facendo. Ed i giovani crescevano nel solco tracciato dai padri ed in quello che, certi, avrebbero calcato i loro figli.

E la vita diveniva un sommarsi di esperienze una sull’altra, una dopo l’altra, un reticolo di vite intrecciate in un’unica storia, ed ognuno non aveva che da ascoltare per abbeverarsi a quella inesauribile fonte che si perdeva nella notte dei tempi. Ed ogni uomo diventava una storia, ogni famiglia una vicenda ed ogni popolo una CULTURA.

 

Questo, prima che l’uomo distruggesse se stesso, questo era il compito dei RACCONTI.

 

Ventuno Racconti, tante quante sono le lettere dell’Alfabeto, per significare che così come l’Uomo ha costruito con solo ventuno Simboli miliardi e miliardi di parole fino a fabbricare l’intero discorso di tutta l’Umanità, così ventuno Racconti stanno a significare come lo stesso Uomo abbia saputo solo con essi edificarsi nel corso dei secoli un’Etica, una Morale, un Costume, una Civiltà: la Civiltà di un mondo contadino, analfabeta, che ha saputo sopravvivere orbo della scrittura ma ricco della Morale contenuta nei suoi Racconti.