L’ULTIMO BRIGANTE

Sottotitolo: Come morirono i Briganti

 

 

Il romanzo L’Ultimo Brigante chiude la Trilogia sul Brigantaggio e racconta come finì quella rivoluzione anarcoide, quella Guerra dei Cafoni che fu il Brigantaggio post-Unitario.

Esso è imperniato prevalentemente sulla leggendaria figura di Carmine Crocco che, quasi come un novello Ulisse, quando la guerra finì iniziò per lui un calvario, oserei dire un’Odissea, che lo costrinse a peregrinare per mezza Europa, prigioniero ora del Papa, ora dei Francesi, ora dei Piemontesi, che se lo barattano come merce di scambio per i loro sporchi giochi diplomatici.

Carmine Crocco, come in tanti già sanno, fu la figura più rappresentativa del Brigantaggio meridionale post-unitario, e combatté alla pari ed a testa alta contro i piemontesi per quasi cinque anni di guerra civile, a capo di un esercito di briganti di quasi cinquemila uomini, riuscendo a riconquistare numerosi paesi già in mano al nemico. Ma la sua storia personale e quella del popolo meridionale era segnata dalle decisioni delle grandi potenze europee dell’epoca (Inghilterra e Francia) e dalla Massoneria loro padrona. E alla fine, sconfitto ma non vinto, Carmine Crocco si consegnò a Roma a quello che credeva essere il suo ultimo amico: Papa Pio IX. Ma anche in questo aveva sbagliato.

La fine del Brigantaggio fu una tragedia che durò ancora una diecina di anni dopo la proclamazione ufficiale dell’Unità d’Italia e coincise con l’origine di un’altra grande questione: la Questione Meridionale; questione che vive ancora oggi e che è lungi dal potersi considerare risolta.

Il romanzo è quasi un riepilogo di Come divenni Brigante,  libro delle memorie che Carmine Crocco scrisse nel 1902 dal Bagno penale di Portoferraio, appena tre anni prima di morire, e che narra l’epopea del Brigantaggio raccontata dal suo protagonista principale.