PREFAZIONE

 

Dall’inizio del Tempo e per tutto il corso della sua lunghissima esistenza l’uomo non ha fatto altro che costruire!

Faticosamente per anni, per decenni, a volte per secoli, costruisce monumenti, cattedrali, città, imperi;  imperi, città, cattedrali e monumenti che poi distrugge in una notte di follia. Per poi ricominciare, faticosamente, a costruire, edificare, innalzare monumenti, cattedrali, imperi e città, fino alla prossima notte di follia.

Così come l’uomo ha fatto con le pietre così egli ha rifatto con le parole, coi pensieri, con la cultura, tanto che solo negli ultimi cinquemila anni ha inventato dieci volte, e dieci volte le ha perdute, alfabeti e scritture, saperi e conoscenze, arti e mestieri, tanto che solo nel nostro piccolo mondo occidentale si sono succedute decine e decine di Culture.

E come avviene che quando l’uomo va a scavare sotto le fondamenta di un qualsivoglia monumento trova che esso poggia sulle rovine di un altro ancora più antico, e che tali rovine costituivano l’arco di volta di un remoto mausoleo di cui se ne ignora l’origine, così avviene anche per la Cultura: per quanto un popolo, una generazione si danni l’anima per inventarne una nuova, egli non saprà mai quale delle pietre miliari che la compongono è davvero nuova oppure essa è gia stata scolpita dai suoi predecessori.

La cultura di un stirpe non sparisce mai dal suo popolo, ne è impregnata la sua gente fin dentro la più minuscola essenza, serpeggia silenziosa tra i pensieri e la gestualità, vive nei toponimi dei luoghi e nelle usanze d’ogni giorno, vive nelle favole e nei Racconti dei vecchi. E quando ad un popolo avranno distrutto le sue Chiese, ucciso i suoi Re e bruciato le sue Scritture gli rimarranno ancora i suoi Dei, le sue Leggi e le sue Parole che continueranno a vivere nei Racconti dei Vecchi.

Già: i Racconti!… Un’enciclopedia parallela a quella ufficiale che marca un territorio, che forgia la gente a sua immagine e sopravvive a qualsiasi aggregazione politica, a qualsivoglia nazione artificiale o fittizia che sia.

Perché i Racconti sono le connotazioni d’identità che si è dato il popolo di un territorio nella sua lunga ed ininterrotta esistenza su un luogo ben definito, con le definizioni del proprio e particolare modo di essere e di rapportarsi, con le sue interpretazioni dell’irrazionale, con i suoi tabù, con le sue paure e con le proprie speranze.

Perciò stesso i Racconti di un luogo non sono, e non possono essere, quelli di un altro; perché uno stesso Racconto non è trasportabile come un sacco di patate e perché un Emigrante, nel suo esilio fosse anche dorato, è stato espropriato prima di tutto dei suoi Racconti!

 

Sono più i tempi che l’uomo non ha saputo scrivere che non il contrario, ma anche in questi tempi egli si è travasato da una generazione all’altra la propria identità attraverso i “Fatti” che poi non erano “fatti” ma princìpi, erano la sostanza con cui gli adulti vestivano l’astrattezza dell’Etica e della Morale che quel  popolo si era dato nel corso dei secoli, affinché i più giovani la comprendessero e la facessero propria.

Inculcare nei giovani il principio dell’Onestà, della Lealtà, della Saggezza, del Timore di Dio, ecc. ecc. non deve essere stato semplice in ogni tempo, anche perché il mondo (specie quello attuale!) è stato spesso foriero di cattivi esempi e di pessimi maestri (oggi la Televisione!)

Gli antichi allora, certi che la ricchezza di un popolo è nella Cultura, si erano inventate le “Storie”, i “Racconti”, facendo diventare il Principio che volevano trasmettere un “Fatto”, un personaggio, un evento, alla stessa stregua di come oggi si tenta di fare con i “Film”, con le cosiddette “Fiction”.

Con la differenza, e non di poco conto, che i Racconti di una volta non erano un coacervo di sesso e di violenza, di morte e di porcaggine come spesso lo sono le fatiche degli artisti della cellulosa, ma contenevano sempre (ripeto: Sempre!) una morale educativa, una morale positiva per l’uomo in sé e per la collettività in cui egli viveva.

 

E quando l’Uomo moderno finalmente si sarà reso conto che l’Educazione delle nuove generazioni non è un bene che si incontra nella violenza degli stadi  o in talune sale cinematografiche a discepoli di cocainomani e pervertiti d’ogni razza, allora ritornerà a scavare sotto le fondamenta di questa anarchica contemporaneità e vi troverà la sua identità lunga di secoli, di millenni.

 

E sarà allora che Egli ritroverà se stesso e riprenderà ancora una volta a narrare ai suoi Figli gli antichi RACCONTI dei Padri.

 

 

 

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