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Libri: L'Ultimo Brigante
Dal 20 novembre in edicola e in libreria l'ultimo romanzo di Vincenzo Labanca che chiude con esso la trilogia sul Brigantaggio

di La Redazione  

PREFAZIONE

"… Un altro libro sul brigantaggio?… Ancora con queste storie vecchie e consunte?" Mi sembra di sentirti, caro lettore mentre maneggi questa copertina e poi, quasi infastidito, stai per riporre il libro nel suo scaffale.

"… Ma possibile che Vincenzo Labanca non sa parlare d'altro che di Briganti?… Perché si ostina a raccontare, ed a modo suo, di fatti, avvenimenti e di uomini vissuti oltre un secolo e mezzo fa e già condannati inappellabilmente dalla Storia?… Ce n'era proprio bisogno di quest'altro libro?" Sì,… ce n'era proprio bisogno!… Ce n'è bisogno eccome perché, caro amico mio, dopo quasi 150 anni ci sono ancora in mezzo a noi gli stessi perfidi protagonisti di allora: Piemontesi, Galantuomini e Briganti.

Ecco chi sono questi signori:

PIEMONTESI: I Piemontesi di oggi sono quei padroni che fanno assalire a manganellate gli operai in sciopero di Melfi, rei di litigarsi un pezzo di pane per i propri figli; sono i padroni delle scorie di Scanzano che hanno preso la nostra terra per loro pattumiera; sono quelli che succhiano senza pagarlo il nostro petrolio della Val d'Agri o che ci piantano i loro tralicci d'alta tensione sulle nostre case, sulle nostre teste. Piemontesi sono i nuovi padroni del prestigioso Banco di Napoli cancellato dalla Storia dopo secoli e secoli di onorato servizio; sono piemontesi i fabbricanti delle valigie di cartone con cui i nostri giovani continuano a partire per viaggi di sola andata, e sono anche i padroni delle Case Editrici che pubblicano solo ciò che gli fa comodo. E come se non bastasse troviamo ancora loro a gestire da padroni i nostri deboli sogni domenicali in pantaloncino corti, fatti di pallone giocato lontano e che ci vede tifare straniero per non essere perdenti in partenza. E sono Piemontesi (e non da soli) quelli che ci fanno viaggiare ancora sulla Salerno-Reggio Calabria o su treni merci di una rete ferroviaria non più ritoccata dal tempo dei Borboni.

GALANTUOMINI sono negli uomini della nostra mediocre e corrotta classe dirigente, nel clientelismo ufficializzato a sistema, nella mafia dei colletti bianchi che si spartiscono a tavolino, non già le  terre che non servono più a nulla, ma le poltrone che contano e gli appalti pubblici.
Galantuomini sono i gestori di clan e di mafie conniventi con lo Stato e mai combattute seriamente, sono gli strozzini legalizzati e non; sono Galantuomini buona parte delle "Coppole" che fanno la voce grossa con i deboli e si genuflettono ai potenti di turno, o i Raccomandatori di mestiere che si gestiscono tutti i concorsi pubblici, compreso quelli della nettezza urbana. I Galantuomini di oggi sono spesso quei figli di put…, discendenti diretti di quella razza tutta particolare di camaleonti di cui già parlava Tommasi da Lampedusa, uomini sempre a cavallo, non importa sul dorso di quale tipo di bestia!

BRIGANTI sono invece le migliaia di giovani che con le solite valige di cartone, oggi come ieri e come cento anni fa, abbandonano i nostri paesi, le nostre contrade, le famiglie che li hanno allevati e cresciuti,  per andare ad ingrassare le fabbriche del Nord ed ingrossare le loro squallide periferie, costretti ad abbandonare le loro case per gli scantinati dei Grand-Hotel di mezzo mondo a lavare i piatti dove hanno mangiato i Signori o a pulire le loro latrine;  o più e meglio, per costruire le gallerie o i viadotti delle meravigliose autostrade e ferrovie del Nord Italia.
Briganti, amico mio, sono i nostri giovani soldati ritornati cadaveri dall'IRAQ quando erano partiti perché attratti dal miraggio di una maledetta paga oltre la fame; e briganti sono ancora tutti quei Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri che ogni giorno rischiano la pelle per difendere la ricchezza dei padroni dalla follia dei loro stessi figli, arruolati paradossalmente tra le file dei No-Global.

I Briganti erano e sono i figli di quel fiero popolo portatore di civiltà e di progresso e che dopo centocinquanta anni dall'Unità viene ancora offeso e vituperato e che ingiuriosamente chiamano TERUN!

Per questo, e per altri mille e mille motivi c'è ancora bisogno, caro amico mio, di tanti e tanti libri come questo.

                                                               L'Autore

 



E' possibile prenotare il libro telefonando all'Editore Zaccara al numero 0973/41300