Rete di Informazione delle
Due Sicilie
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avvenimenti.
I
romanzi dei Briganti
direttamente
dalla loro terra
Sicuramente ispirato da
quei luoghi e dallo spirito degli artefici di quelle straordinarie
imprese, il Prof. Labanca ha raccontato i suoi appunti, frutto di pazienti
ricerche tra le carte ingiallite degli archivi comunali e le fonti orali
degli abitanti senza età dei paesi senza tempo della Basilicata,
confezionandoli nel modo più immediato ed accattivante: il romanzo.
Gli intrecci, le trame,
le aspirazioni, le cospirazioni, l'etica, le debolezze umane, le
rivendicazioni sociali e politiche di quegli uomini chiamati briganti,
spesso rudi e violenti ma allo stesso tempo generosi ed ingenui, colpiscono
la curiosità e l’interesse di chi per la prima volta si addentra in una
storia tuttora sottaciuta dalla storiografia ufficiale.
Sono le tragiche vicende
umane di quella che fu una vera e propria rivolta popolare alimentata da un
forte desiderio di riscatto e da un profondo risentimento verso chi aveva
condannato a morte, senza appello, l'antica cultura contadina del Sud.
Una sanguinosa
resistenza, più vicina ad un’eroica follia che ad un vero e proprio
disegno politico-militare, che infiammò il Meridione italico propagandosi
in mille rivoli fino a raggiungere le più sperdute e dimenticate contrade.
E' qui che l’autore
raggiunge i suoi personaggi, li fa vivere e morire riuscendo a metterne in
risalto i timori, le debolezze, le passioni, i desideri più reconditi e ad
esaltare i sentimenti più nobili di un popolo antico e laborioso.
Naturalmente
l'autore "rapirà" anche chi di questa storia ne conosce già i
molteplici aspetti e le profonde motivazioni, comunque apportando nuovi
elementi ad un mosaico di cui, purtroppo, mai si riusciranno a comporre
tutte le tessere mancanti.
Segnaliamo i due appassionanti
romanzi del Prof. Vincenzo Labanca da Rivello (PZ) che potranno essere
richiesti, in contrassegno, al prezzo popolare di euro 10 cadauno,
direttamente all’editore, al seguente recapito:
Grafiche
ZACCARA Contrada Verneta s.n.c - Lagonegro (PZ)
tel
0973/41300, fax 0973/41114, e-mail: info@tipografiazaccara.191.it
Buona lettura.
Cap. Alessandro Romano
Si comunicano le seguenti date
di presentazione del romanzo "Un Brigante Chiamato Libero":
Bologna :
Sabato 25 Settembre - ore 18.00
Aprilia (LT) : Sabato
23 Ottobre - ore 16.00 Biblioteca Comunale.
Come si diventa briganti.
Un caso editoriale estivo quello di Vincenzo Labanca
che, con la con la pubblicazione di un romanzo storico, ambientato negli anni
immediatamente successivi all’unità d’Italia, si accinge a vendere il
terzo migliaio di copie. Il romanzo è intitolato “Un Brigante chiamato
Libero”, e in esso l’Autore ha usato un genere di prosa in cui personaggi
immaginari agiscono in uno sfondo reale e, perciò, incontrano personaggi
storici e partecipano ad avvenimenti dell'epoca.
Il libro inizia con il rapimento, a scopo di riscatto, di un giovane studente
di medicina, tal Pietro Nicodemo, figlio di un ricco commerciante di Lauria,
ad opera dei briganti della banda di Antonio Franco. Da quel momento Pietro
segue le sorti dei briganti. Prigioniero nelle grotte del Lagonegrese, legato,
maltrattato e guardato con diffidenza, destinato ad essere ucciso (perché
intanto il padre è morto di crepacuore e nessun altro potrà pagare il
riscatto), è temporaneamente graziato perché la sua sorte dovrà essere
decisa da Crocco, capo indiscusso e carismatico di tutti i briganti. Condotto
dai rapitori, giunge quindi nei boschi del Vulture. Dopo qualche tempo, il
rapporto tra sequestrato e briganti diviene quasi cameratesco, a causa della
comune difesa che tutti debbono opporre gli attacchi dell’esercito
piemontese. Ne consegue che i briganti ormai lo considerano quasi uno di loro.
Così il prigioniero conosce i personaggi più celebri del brigantaggio post-
unitario e tutti, in circostanze diverse, raccontano a Pietro la loro storia
di diseredati e perseguitati, che li ha costretti a diventare briganti. Pietro
ascolta quelli del Lagonegrese: Percuoco, Scoppettiello, Lestopede,
Cancaricchio, Antonio Franco, Eggiddione, Capoluongo; conosce Il generale José
Borjès che, quasi sessantenne, si unisce a Crocco con la speranza di
sollevare il Meridione e restaurare la dinastia borbonica. Conosce e parla con
i briganti del Vulture: Carmine Crocco Donatelli, Ninco Nanco, Giuseppe Caruso
e tanti altri.
Come si può notare, l’Autore, attraverso l’espediente di una storia
semplice e verosimile (il sequestro di Pietro Nicodemo per estorsione ed il
suo peregrinare per i monti insieme con i sequestratori), riesce a coinvolgere
il lettore fino a farlo quasi partecipare alle lotte contadine verificatesi
nel Vulture e nel Lagonegrese, a seguito dell’unità d’Italia, ma con una
rilettura della storia ufficiale, di quella cioè scritta dai vincitori:
Labanca, infatti, si pone dalla parte dei vinti.
I personaggi ne escono a tutto tondo, con i loro difetti e le loro virtù; con
i loro rancori per essere stati traditi ancora una volta, ma capaci di amare:
basti pensare al rapporto di Antonio Franco con la sua donna Serafina
Ciminelli, il pathos che vivono due ragazzi, Lestopede e Pietro, il
sequestratore ed il sequestrato, nella grotta, il dramma di Lestopede che deve
uccidere Pietro per vendicare il fratello e la sua incapacità di agire perché
in quel giovane vede il proprio il fratello morto; oppure la figura
evanescente di Fiore d’Autunno, la zingarella di cui era innamorato Pietro o
la tenerezza con cui il feroce brigante Mittica tratta la vecchia madre. I
personaggi descritti nel romanzo sono realmente vissuti ed i fatti raccontati
sono veri, come ci conferma l’Autore nel suo post scriptum. L’unico
personaggio inventato è Pietro.
Ma, a proposito, Pietro Nicodemo, questo giovane studente di Lauria, che fine
farà? Lo saprete quando sarete arrivati all’ultima pagina del libro che, vi
assicuro, si legge tutto d’un fiato.
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