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PREFAZIONE Italia, una giovane
ed avvenente piemontesina, parte per le sue vacanze estive senza avere
una meta precisa su dove recarsi e così sale sul primo treno che
parte dalla stazione di Torino. Sul
treno, la famosa “Freccia del Sud” la ragazza fa la conoscenza di
un giovane Lucano di nome Lupo che con strani
e affascinanti racconti la convince a visitare la Lucania (Lupo
era il secondo nome, d’obbligo, che gli antichi Lucani imponevano ai
loro figli quando
intendevano farne di esso un guerriero). La giovane Italia si lascia ammaliare da quel rude e
misterioso giovane e intraprende insieme a
lui un lungo ed affascinante viaggio all’interno della
Lucania, viaggio che la porterà, nell’arco di un mese ed a
cavalcioni di una moto, a visitare una parte ed una storia d’Italia
che lei, ma non solo lei, ignora completamente. “Viaggio in Lucania” è una
metafora: una metafora dell’Italia Unita che ancora non conosce se
stessa; che dopo sette generazioni e centocinquanta anni dall’Unità
non sa riconoscersi ancora come un unico popolo, che le sue genti sono
imbottite di pregiudizi e che diffidano l’uno dell’altro molto più
che degli stranieri. Un’Italia che non viaggia a due velocità, come
spesso si sente dire, ma a cinque o a sette o anche più; un’Italia
dove c’è chi corre e chi invece rimane al palo; dove c’è chi
guarda avanti per cercare la propria dimensione e chi invece la
propria dimensione l’ha perduta proprio con quella Unità e
continuamente si rivolge indietro quasi ad invocarla. E’ una
metafora quando ad ogni confronto dialettico tra Lupo e Italia
emergono le immane contraddizioni di ciò che la Piemontesizzazione ha
tolto alla struttura feudale del Sud e di ciò che invece non ha dato
con la sua falsa promessa di uguaglianza sociale. “Viaggio in Lucania” è un viaggio
nella Storia, in quella Storia che crediamo di conoscere e che invece
non sappiamo neanche da dove incomincia; non sappiamo, ad esempio, da
deriva lo stesso termine “Italia” che identifica il nostro popolo
ed il nostro territorio. Ed è proprio in questo viaggio che, tra le
tante cose toccate e vedute Lupo porta la giovane Italia a visitare i
ruderi della antica città di Pandosia dove il suo Re, un tale Italo
figlio di Enotro, emanò per primo le leggi della convivenza civile. E
i popoli viciniori che, condividendole, nel corso dei secoli che
seguirono le fecero proprie adottandole,
furono detti “Italioti”, e “Italia” il territorio che
questi popoli abitarono. E’ un viaggio
nella Storia, in quella nostra meravigliosa Storia di migliaia di
anni, che l’Italia attuale ha volutamente dimenticato, per non dover
fare i conti con essa sapendo, ovviamente, che da ogni confronto ne
sarebbe uscita sconfitta. “Viaggio
in Lucania” è un viaggio nella Geografia di
un territorio piccolo ma eteromorfo, che spazia tra due mari e si
raccoglie al centro attorno ad una catena montuosa che annovera col
Sirino e col Pollino le più alte cime appenniniche. Una moltitudine
di ambienti, di microclimi, di boschi e di paludi, di fiumare. In
questo viaggio Italia scopre la bellezza di un territorio fatto di
calanchi desertici e paradisi fertilissimi (la Mesopotamia
d’Italia), della desertificazione imminente di alcune aree
cerealicole interne alle lussureggianti foreste del Vulture, del
Bosco-Pantano di Policoro o della millenaria imponenza del Pino
loricato. “Viaggio in Lucania” è un viaggio
nella Tradizione di un popolo, del popolo Lucano (o di quel che ne è rimasto
dopo secoli di emigrazione) custode geloso del proprio idioma, delle
proprie usanze e delle proprie credenze. Un popolo che ti vede passare
e che non si sconvolge della tua appariscente ricchezza o della tua
vanitosa modernità: ti osserva, ti scruta, ti giudica senza parlare,
conscio che siamo tutti di passaggio e che la vera specificità di un
uomo sta nella misura in cui egli sa essere normale. E’ un viaggio
nel pensiero antico, nei suoi modi di dire, nei modi d’essere e di
ritrovarsi nei valori veri, quelli che contano in tempi frugali come
questi: la famiglia, l’onestà, la parola data, la semplicità. E più
di tutti, il Silenzio! “Viaggio in Lucania” è una Storia
d’amore, la storia di un sentimento che ti germoglia nel petto
all’improvviso e dopodiché non sei la stessa: non riesci più a
contenere i tuoi istinti, le tue passioni, e tutto ciò che ti
circonda assume un altro contorno, un’altra dimensione. Mutano i
tuoi gesti, le tue parole: l’amore ti fa fare e dire cose mai
immaginate o addirittura condannate, e ti chiedi come hai fatto a
vivere fino a quel momento senza l’amore, senza quella dolcezza che
ti rode dentro. Viaggio in Lucania
è il turbamento dell’animo di una ragazza che non sa se il suo
amore sia o no corrisposto, e le inquietudini ad ogni gesto, ad ogni
parola sua e dell’altro, ed alle mille interpretazioni ed ai mille
significati che può avere uno stesso gesto o una stessa parola. “Viaggio in Lucania” è la metafora
di una Seduzione in cui i due
giovani in viaggio per la Lucania simboleggiano l’Italia e il suo
Sud alla ricerca di un’unica identità. L’Italia, dopo
essersi invaghita del Sud cerca in tutti i modi si sedurlo, di farlo
innamorare di sé, mostrando a più non posso le sue grazie, le sue
modernità, le sue passioni. Ma Lupo,
diffidente e radicato uomo del Sud, pur venendo morbosamente
attratto da un’Italia giovane e spumeggiante, riesce a controllare
fino all’ultimo le sue passioni, anche se il finale del romanzo non
chiude completamente la porta alla sua capitolazione. Viaggio in Lucania
è, dicevamo, la storia di una Seduzione, perché anche l’Italia
Unita, quella contemporanea, è una Seduzione. Come si spiegherebbe
altrimenti se non con una ingannevole seduzione il fatto che tanti
giovani meridionali abbandonano continuamente il loro paese, la loro
terra, la loro storia, per andarsi a cercare in un anonimo condominio
di periferia quella identità e quella passione che molti di loro non
troveranno mai?
Rivello lì 06/02/2006 |
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