PREFAZIONE

 

Nel 2007 ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, l'Eroe nazionale, o più semplicemente  l'Eroe per antonomasia. Ma Garibaldi fu davvero un Eroe? Di quel che fece Garibaldi nei primi trent'anni della sua vita c'è poco o niente di eroico in quanto, se si escludono i primi venti passati a "lavar la testa all'asino", come ebbe a scrivere la Maestra riferendosi al suo profitto scolastico, gli altri dieci il nostro Eroe li trascorse sul mare nostrum a bordo di una  nave mercantile a caricare, a trasportare ed a scaricare merci da un porto all'altro del Mediterraneo.

A trent'anni la svolta: insieme ad altri sette sprovveduti come lui andò a lanciare una bomba in una caserma militare di piazza Sarzana a Genova, con l'intento di scatenare una rivoluzione. Ma la bomba la rivoluzione la scatenò nella sua vita perché, scoperto dalle milizie di Carlo Alberto, fu condannato a morte in contumacia. Quella condanna però non venne mai eseguita perché il rivoluzionario mancato fece appena in tempo a fuggirsene in Sudamerica prima di essere catturato.

Il nostro eroe trascorse laggiù altri quindici anni vivacchiando alla meglio e facendo la guerriglia, ora al soldo di uno ora al soldo di un altro di quei tanti dittatorelli argentini, brasiliani o uruguayani che bramavano di costruirsi un piccolo regno nel Nuovo Mondo. Nulla di eroico, assolutamente, ma solo azioni di rapina e di saccheggio, alla testa di piccole bande di corsari e pirati come lui che vivevano di espedienti e di razzie.

Poi nel '49, con l'armistizio dei contendenti la guerriglia in Sudamerica finì e Garibaldi, con i suoi mercenari (Volontari Italiani) furono imbarcati su di una nave con un biglietto di sola andata e. rispediti in Italia. E il ricordo che. Garibaldi lasciò laggiù tra quelle popolazioni fu tale che in vita sua mai più si degnò di rimettere piede a Montevideo, pur passando e ripassando più volte da quelle pani.

In Italia Garibaldi, pur mettendosi a disposizione "anche del diavolo purché paghi" e combattendo ovunque ci fosse rumore di armi ora per la Repubblica (di Roma e di Milano) ora per la Monarchia (dei Savoia) non combinò nulla di eroico, anzi!...

Ogni volta che la guerra finiva, vuoi per Armistizio vuoi per Resa di una delle parti, allora Garibaldi e i suoi mercenari, con la scusa che. non accettavano le condizioni sottoscritte dal loro "datore di lavoro", iniziavano il saccheggio e le razzie su inermi popolazioni locali. E' quel che avvenne nell'alto varesotto, nell'Umbria meridionale, nella bassa Toscana, nell'Emilia e nelle Marche centrali dove interi paesi furono taglieggiati e costretti a consegnare somme ingenti per non essere distrutti.

Anche in Italia quindi, tra il '49 ed il '59 Garibaldi non combinò nulla, ma veramente nulla di eroico!... Tutt'altro!

Non resta che la SPEDIZIONE DEI MILLE per averne fatto un Eroe: l'unica guerra che Garibaldi abbia davvero vinta nei corso della sua lunga vita da guerrigliero!... Ma le cose andarono esattamente così come ce li hanno raccontate oppure...?

Oppure!... Oppure!

Ritenendo che la Storia sia come la Farina, nel senso che quest'ultima così com'è è immangiabile, e che per poter essere digerita ha bisogno della manipolazione di esperte mani di massaia, anche la Storia, per poter essere assimilata dalla gente comune vada resa commestibile prima di darla in pasto a chicchessia, ho pensato di mettervi mano per vedere se si riusciva a farla digerire anche ai non addetti ai lavori. E quale miglior manipolazione di un Romanzo per poter raccontare alla gente del Sud la propria Storia, quella dei propri avi e forse quella dei propri figli?

Con questi convincimenti e con queste intenzioni mi sono cimentato in questo Romanzo Storico che ha per titolo "UNO dei MILLE" e che narra, in chiave lievemente romanzata, l'avventura della Spedizione dei Mille (fa prima grande menzogna del nuovo Stato Italiano) vista con gii occhi di Girolamo, un giovane contadino piemontese che si era arruolato in quella guerra perché attratto dai cinque ettari di terra promessi a quanti avessero partecipato a quella dannata Spedizione Militare partita da Quarto nel maggio del 1861 e guidata dal mercenario di Garibaldi, in quella circostanza al servizio di Vittorio Emanuele il del Piemonte.

Prendendo a base del lavoro i testi storici che possediamo(Le Memorie di Garibaldi, gli scritti di G. C. Abba, di G. Rezza, di R. De Cesare, di A. Scirocco, di fzzo e di tanti altri) il romanzo si snocciola lungo tutto il tragitto della Spedizione dei Mille, spedizione nella quale Girolamo riveste comunque un ruolo marginale rispetto ai fatti storici del tempo; fatti storici che vengano fedelmente,  riportati nella loro essenza e nella loro sostanza, visti però dalla parte di conquistati e non dei conquistatori. 

Ma Girolamo, e con lui il lettore che lo seguirà fino in fondo, avrà comunque la possibilità di farsi una coscienza critica di quei fatti, di quegli avvenimenti, tanto da finire con l'essere condizionato più dalle ombre che dalle luci di quella dannata Spedizione e ritrovandosi, suo malgrado, dall'altra parte della barricata.

 E' una storia avvincente in cui emerge che i Mille non furono mille, che gli Ideali non furono ideali e che gli Eroi non furono eroi, ma che i militari armati che invasero il Regno delle Due Sicilie furono decine e decine di migliaia, che i Proclami Mazziniani rimasero a Genova senza riuscire ad imbarcarsi, e che Garibaldi e Vittorio Emanuele si scornarono a malo modo come due ladri per la spartizione del bottino dopo una rapina a mano armata.

A dispetto di tutte le balle che sono state fin qui raccontate dai tanti Tromboni di Regime! Questo romanzo è altresì un viaggio nel Regno delle due Sicilie, in quel Regno vituperato dalla Storia e dai suoi retorici mentitori, un Regno che se paragonato alla civiltà odierna subisce una inappellabile condanna, ma se confrontato con le idee, le tecnologie, le sociologie in essere in quel lontano 1860 anche negli altri regni europei, non ha nulla di cui vergognarsi.

Anche se "Uno dei Mille", con il suo pur modesto contributo finirà col rendere ancora più famoso il già famoso Eroe dei due Mondi, io mi auguro che esso serva a ravvivare il dibattito intellettual-culturale che si svilupperà intorno al bicentenario

della nascita di un Uomo (e non di un Eroe), dibattito che altrimenti rischierebbe di essere troppo monocorde ed eccessivamente adulatorio nei confronti di un uomo e di una spedizione che di Eroico e di Mille hanno solo la menzogna risorgimentale.

                                                                                   

                                                                                                    Vincenzo Labanca