PREFAZIONE

 

Un magistrato di Cassazione (Antonio Cirillo) ed un docente dissacratore (Vincenzo Labanca), capitano casualmente allo stesso tavolo in una conviviale del Rotary. Avendo pochi argomenti in comune con cui intessere una conversazione (essendo peraltro l'uno campano e l'altro lucano), dopo aver chiacchierato del più e del meno, del tempo e del governo, portano casualmente il discorso su Giuseppe Garibaldi, di cui nel 2007 ricorre il bicentenario della nascita. Esplode allora fra loro, pacifico ma irriducibile, un contrasto dialettico, vario e pirotecnico come un fuoco d'artificio!

 I due scoprono di avere opinioni diametralmente opposte sull'Eroe dei due Mondi, in quanto il magistrato (non si sa quanto in veste istituzionale e quanto in veste d'intellettuale) difende a spada tratta l'operato di Garibaldi, ritenendolo l'artefice principe dell'Unità d'Italia, il Padre della Patria e l'Eroe per antonomasia, uno che ha dato tanto senza chiedere nulla, e non solo agli Italiani ma a tutta l'Umanità.

 Viceversa il docente (non si sa quanto tentato dal ruolo di dissacratore e quanto per intima vocazione) ritiene che Giuseppe Garibaldi sia un ciarlatano, un guerrafondaio più che un combattente, un ignorantone che si dava aria da saccente, un burattino nelle mani delle superpotenze dell'epoca e, soprattutto, un uomo senza morale, un profittatore senza scrupoli, un vizioso libertino.

 Dal confronto, ma soprattutto dalla appassionata difesa di queste due tesi contrapposte, si genera una animata discussione, tale da coinvolgere emotivamente anche gli altri commensali i quali, a turno, si propongono, ma senza esito, come mediatori (o, per meglio dire, come pacieri) tra gli oratori. Poiché la fine della conviviale trova i protagonisti della singolar tenzone ancora attestati sulle posizioni originarie, gli stessi decidono, almeno su questo di comune accordo, di darsi appuntamento al primo fine settimana per continuare, in campo neutro, la loro disputa su Giuseppe Garibaldi, madrine e moderatrici le rispettive consorti.

 Ne nasce così una disanima a tutto tondo sull'operato dell'Eroe, sull'Unità d'Italia, sul Risorgimento Italiano, sulla Questione Meridionale, ma soprattutto ne nasce un'amicizia tra due persone collocate intellettualmente agli antipodi sulla Storia Patria, ma che si rispettano e si stimano sinceramente. E i due, (non sappiamo quanto a torto e quanto a ragione), ritenendo che la diatriba intellettuale sull'argomento e sul personaggio non sia circoscritta soltanto a loro, ma che coinvolga buona parte della popolazione italiana, decidono di mettere per iscritto le loro tesi e le loro conversazioni. E per fare sì che queste possano interessare una gamma sempre più vasta di fruitori, decidono di dare al loro lavoro la doppia veste di saggio storico e di opera teatrale.

 Che cosa ne è venuto fuori?... A Voi l'ardua sentenza!

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