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Prefazione
La
Lucania, terra di grandi civiltà e dispensatrice di benessere
a più riprese nel corso del tortuoso percorso della Storia, oggi
è una delle regioni più povere dEuropa. Come è
mai possibile tutto ciò?
La terra, la fertile terra lucana, dalle dolci pianure metapontine alle
vulcaniche colline del Vulture, passando per le boscose pendici dei
cospicui rilievi interni continuano, ora come allora e come sempre,
a produrre i loro frutti, frutti che spesso nessuno più raccoglie.
Come è mai possibile che la Terra che vide nascere la Magna
Grecia, che fu la sede privilegiata di Re e di Imperatori, che
spinse popoli del Nord (Normanni) ad abbandonare le loro contrade e
fermarsi proprio qui dopo aver percorso migliaia e migliaia di chilometri,
una Terra che appellata come Eldorado dItalia generò
linvidia delle freddi genti piemontesi spingendole a contendersela
a fior di spada (e di morti), come è possibile dicevamo, che
in una Terra così oggi vi alberghi la fame e la miseria? Come
è possibile che da pochi secoli a questa parte si sia stranamente
invertito il corso naturale delle migrazioni umane che sin dal loro
primo viaggio sono andate sempre dal Nord verso il Sud mentre ora accade
esattamente il contrario? Come è possibile che paesi senza Storia,
città senza sole e nazioni senza cultura possano spingere i nostri
giovani ad abbandonare le loro radici, a lasciare le loro case, a separarsi
dalle madri che li hanno generati?
Perché qui cè la miseria!
Perché
qui siamo poveri!
Ma come siamo poveri?
Ma non eravamo una terra fertile e ricca?
Ma non eravamo lEldorado dItalia?
Oggi sì!
oggi siamo poveri!
Oggi siamo poveri perché la vera ricchezza di un territorio,
il vero tesoro di un popolo è la sua risorsa umana. E noi ogni
giorno ne veniamo depredati! Giovani di ogni ceto sociale e in possesso
di lauree, di diplomi, di qualifiche, di specializzazioni, di intelletti
e di abilità, partono per viaggi di sola andati abbandonando
nel loro dolore e nelle ristrettezze economiche chi faticosamente li
ha messi al mondo, allevati, cresciuti, istruiti e comperato la valigia
per farli andare. E così ad ogni partenza tutti diventiamo ogni
giorno più poveri! Ma perché i giovani partono?
Perché vanno via e non tornano più?
Perché non cè Lavoro! risponderete in
coro.
Non è vero!
, Non è vero!
Il Lavoro non lha creato il Signore Iddio distribuendolo eterogeneamente
un po più qua ed un po di meno di là, ma lha
inventato luomo con la sua creatività e la sua determinazione.
E qui da noi non manca niente, proprio niente per inventarci il lavoro
e per poter vivere onestamente di esso.
Ma allora perché i giovani partono e non ritornano più?
Perché al nostro popolo manca unaltra cosa: lIDENTITA!
Ai nostri meridionale (ed in particolare a noi lucani) manca lorgoglio
di appartenenza, manca il sentire le proprie radici come un valore assoluto,
come la più preziosa delle nostre ricchezze; manca la fierezza
di un popolo che ha dimenticato il proprio glorioso passato. E noi adulti
non la sentiamo e perciò non la trasmettiamo ai nostri figli!
E loro la cercano altrove!
Spesso però senza trovarla.
Ho incontrato tanti Lucani sparpagliati per lItalia e per il mondo,
lucani di prima, di seconda o di terza generazione, lucani poveri ed
indigenti e lucani che hanno fatto carriere prestigiose (al servizio
dei padroni di questo o di quel paese) ed entrambi, se scrivono una
poesia la dedicano alla terra lucana, se pensano ad un luogo ideale
dove vivere pensano al loro paese e se cè un profumo che
desiderano al disopra di ogni altro è lodore del pane appena
sfornato nella loro originaria casa di campagna.
E
allora è questo il tasto su cui bisogna insistere: LIDENTITA.
Dobbiamo lavorare, ognuno in base alle proprie possibilità ed
al proprio ruolo affinché i nostri figli, prima che altri (tv,
mass- media, pseudo cultura dominante) li plagino su ciò che
è e ciò che non è bello, su quali sono i valori
veri della vita di un uomo, su ciò che conta e su ciò
che è effimero in questa breve e frugale esistenza. E lIdentità,
il senso di appartenenza, il sentirsi parte di un popolo, di una cultura,
di un territorio, è uno di quei pochi valori che contano davvero.
Questo
modesto lavoro, con linvenzione di un progenitore comune, il Dio
Lucano, e le cinquanta madri tra loro sorelle, le Nereidi, da cui si
sarebbe originato lintero popolo dei Lucani, mira a questo nobile
obiettivo. (espediente già collaudato dai Romani al tempo in
cui decisero di darsi una dignità di popolo ed una comune discendenza
e commissionarono al mantovano Virgilio il suo capolavoro: lEneide.
Unultima
cosa: Eurinome.
Eurinome
è, in questo romanzo, lidentità perduta ( e ritrovata!)
da parte dellAutore.
LAutore
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